La stalla era il locale dove vivevano gli animali da lavoro — buoi, vacche, qualche volta cavalli o asini — e, nelle famiglie che le avevano, le mucche da latte. Era un posto di lavoro: si mungeva mattina e sera, si ripuliva ogni giorno, si dava fieno e acqua, si curava la salute degli animali. Ma in inverno era anche il locale più caldo della casa — il calore corporeo di una o due vacche riscaldava uno spazio piccolo in modo continuo, senza bruciare legna. Per questo la stalla diventava la stanza dove ci si sedeva la sera.
Dicembre, dopo cena.
Fuori fa freddo. In casa, senza il fuoco, si raffredda in fretta. Si prende la lanterna e si va in stalla. Le mucche sono già sdraiate. Si sente subito il calore — non solo dei corpi, ma del fiato, della fermentazione nel fieno, della vita chiusa in quel locale. Si porta lo sgabello, si siede. Gli altri arrivano uno alla volta.
Qualcuno porta il cucito. Qualcuno racconta.
La stalla come risorsa
La stalla non era solo il posto degli animali. Era una risorsa complessa che contribuiva all'economia domestica in modi diversi.
Il lavoro. Buoi e vacche — e in alcune zone i cavalli — erano la forza motrice dell'agricoltura. Aravano i campi, trascinavano i carri, portavano il peso. Senza animali da lavoro, la terra non si lavorava o si lavorava a mano — un lavoro enormemente più lento e faticoso.
Il latte. Le vacche da latte davano un flusso quotidiano di cibo — latte fresco che si beveva, si trasformava in burro con la zangola, si cagliava per fare formaggio. Una famiglia con una o due vacche da latte aveva una fonte proteica quotidiana che le famiglie senza animali non avevano.
Il letame. Il letame della stalla era il fertilizzante dell'orto e dei campi. Si raccoglieva ogni giorno — pulire la stalla era una delle prime operazioni del mattino — e si accumulava nel letamaio fino alla primavera, quando si distribuiva sulla terra. Era il ciclo chiuso della fattoria: gli animali mangiavano il fieno del campo, e restituivano al campo quello che serviva per far crescere di nuovo.
Il calore. Una vacca produce calore corporeo in modo continuo — come tutti i mammiferi. In uno spazio chiuso e relativamente piccolo, due o tre vacche sono in grado di mantenere una temperatura sensibilmente più alta di quella esterna. In inverno, questo calore era una risorsa domestica reale.
La sorpresa: la veglia in stalla
La famiglia che si riuniva in stalla la sera non lo faceva per romanticismo rurale. Lo faceva perché era la soluzione più ragionevole al problema del freddo.
Riscaldare la casa con la stufa o il camino costava legna — una risorsa preziosa, dimensionata per l'inverno. Stare in stalla non costava niente di più: le vacche producevano calore comunque, che ci fosse qualcuno ad approfittarne o no.
La "veglia in stalla" — il filò nel Veneto, la rèsta in Emilia, la veglia generica in molte zone — era un'istituzione sociale della campagna italiana. Ci si riuniva la sera, dopo cena, portando il lavoro da fare a mano: le donne cucivano, filavano, sferruzzavano; gli uomini riparavano attrezzi, intrecciavano cesti; i bambini ascoltavano. Si raccontavano storie, si commentavano le notizie del paese, si tramandavano conoscenze.
Era il luogo dove passava la cultura orale — i proverbi, i racconti della tradizione locale, le storie degli anziani, i miti locali. Quando la stalla si svuotò — con l'arrivo del riscaldamento domestico, della radio, poi della televisione — si svuotò di tutto questo insieme al calore degli animali.
La mungitura: due volte al giorno, senza eccezioni
Avere una vacca da latte significava uno dei vincoli più rigidi della vita contadina: la mungitura andava fatta due volte al giorno, ogni giorno, all'alba e al tramonto. Non si poteva saltare — la vacca non munta soffre e produce meno.
Questo significava che la presenza di qualcuno in grado di mungere era un requisito non negoziabile. La famiglia non poteva allontanarsi per più di alcune ore senza organizzare chi avrebbe munto. Era uno dei legami fisici che teneva le famiglie rurali ancorate alla fattoria.
La mungitura a mano — l'unica disponibile prima della mungitura meccanica — richiedeva pratica: il ritmo giusto, la forza giusta, il modo di tenere il capezzolo. Le vacche si abituavano alla persona che le mungeva e potevano essere diffidenti con estranei. Era una delle competenze che si imparavano da bambini, guardando.
Domande frequenti
Quanto latte dava una vacca contadina? Le razze bovine tradizionali italiane — prima della selezione moderna per la produzione intensiva — davano quantità di latte molto inferiori alle razze attuali. Una Frisona moderna può dare 30-40 litri al giorno; una vacca di razza locale tradizionale ne dava 5-15, a seconda della razza, dell'alimentazione e della fase di lattazione. Era comunque sufficiente per i bisogni di una famiglia.
Come si curava la salute degli animali? Principalmente con l'esperienza tramandata: le famiglie conoscevano i segnali di malattia dei loro animali, sapevano distinguere una vacca che mangiava poco da una che aveva qualcosa che non andava. Il veterinario — o il "maniscalco" che si occupava degli animali da lavoro — si chiamava quando la situazione sfuggiva al controllo domestico, ma aveva un costo. Le cure di prima istanza erano domestiche, basate su esperienza e tradizione.
Cosa succedeva quando un animale da lavoro moriva? Era una perdita economica grave — equivalente, per la famiglia, a perdere un trattore oggi. Si cercava di acquistarne un altro al mercato del bestiame, si chiedeva in prestito ai vicini per la stagione lavorativa più urgente, si arrangeva con quello che c'era. Le fiere del bestiame — grandi eventi stagionali in molte città di mercato — erano il luogo dove si comprava e si vendeva il bestiame, e erano tra gli eventi economici più importanti dell'anno agricolo.
Le stalle sono ancora usate così? In Italia sopravvivono stalle tradizionali nelle aziende agricole di piccole dimensioni, negli agriturismo, negli allevamenti biologici di nicchia. La maggior parte delle produzioni di latte e carne si è spostata verso strutture specializzate molto diverse dalla stalla contadina tradizionale. Ma la stalla come parte integrante di una casa colonica — con il calore degli animali, il profumo del fieno, la mungitura a mano — è quasi scomparsa dalla vita rurale corrente.
Nota editoriale
(Le informazioni sulla veglia in stalla come istituzione sociale sono documentate nella letteratura etnografica del folclore italiano. I dati sulla produzione di latte e sul calore corporeo bovino sono di carattere tecnico-generale. Le variazioni locali nella nomenclatura della veglia — filò, rèsta, e altre — sono documentate per le rispettive regioni.)
Fonti e approfondimenti
- Cirese, Alberto Mario. Cultura egemonica e culture subalterne. Palumbo, 1971. Documentazione della cultura orale rurale italiana.
- Sereni, Emilio. Storia del paesaggio agrario italiano. Laterza, 1961.
- Capatti, Alberto e Massimo Montanari. La cucina italiana. Storia di una cultura. Laterza, 1999.
Articolo della sezione La casa che lavorava. Vedi anche: Il pollaio — La legnaia — Il giorno del bucato.
