Gli oggetti non erano da esporre. Erano strumenti che rendevano possibili gesti precisi.
Gli oggetti della memoria
Gli oggetti non erano da esporre. Erano strumenti che rendevano possibili gesti precisi.

gli utensili che troviamo ancora nei cassetti delle case di campagna e non sappiamo più riconoscere — non perché siano scomparsi, ma perché le pratiche per cui servivano ci sono diventate estranee.
il paiolo di rame — il grande calderone che stava sul fuoco per la polenta, per le conserve, per il bucato, e che richiedeva una cura periodica legata alla sicurezza alimentare.
il passaverdure a manovella — lo strumento che separava le bucce dalla polpa, i semi dalla salsa, e che trasformò alcune preparazioni da lavoro da cucina professionale a routine domestica.
il setaccio — lo strumento che separava la farina fine da quella grossa, e che nel farlo rivelava la posizione sociale di una famiglia attraverso il pane che metteva in tavola.
il torchio — la macchina da pressione che serviva per l'uva e per le olive, e che rappresentava uno degli investimenti più pesanti che una famiglia contadina poteva fare.
il tritacarne manuale a manovella — uno degli strumenti più diffusi nelle cucine italiane del Novecento, e uno di quelli più legati alla cultura del recupero e della trasformazione domestica.
la cucina economica — la stufa in ghisa che nel corso dell'Ottocento e del Novecento sostituì il focolare aperto nelle case italiane, rivoluzionando non solo la cottura del cibo ma il consumo di legna e il calore domestico.
la madia — il grande mobile in legno che stava in cucina o nel locale adiacente e che custodiva il pane, la farina, e il processo stesso della panificazione domestica.
la mezzaluna — il coltello a lama curva con due manici che era l'utensile da taglio principale di molte cucine italiane, e che nasconde una storia geografica precisa.
la zangola — il recipiente di legno usato per fare il burro dalla panna — e quello che rivela sulla geografia del grasso nella cucina italiana.