Il calendario non era un dettaglio: decideva cosa arrivava in tavola.
Le stagioni dettavano il menu
Il calendario non era un dettaglio: decideva cosa arrivava in tavola.
raccogliere gli asparagi selvatici nei campi e nei boschi nel breve tempo di marzo e aprile, prima che la stagione li portasse via.
raccogliere i funghi del bosco nel breve tempo tra i primi freddi e le prime nevi, con una conoscenza del territorio che era una forma di sapere preciso come qualsiasi altro.
il momento in cui il pomodoro tornava nell'orto ogni estate, dopo mesi di assenza assoluta.
raccogliere il frutto più antico del cortile prima che cadesse e si perdesse.
il tempo breve e atteso di un frutto che durava solo poche settimane all'anno.
la raccolta delle olive tra l'autunno e l'inizio dell'inverno, quando l'olio si faceva in pochi giorni e i frantoi lavoravano giorno e notte.
raccogliere l'uva insieme prima che la stagione girasse, in un lavoro che era anche il momento collettivo più intenso dell'anno agricolo.
vivere di castagne per metà dell'anno nelle montagne italiane, quando il castagno era l'unica coltura che riusciva a sfamare intere comunità ad alta quota.
il sapore di un frutto che esisteva solo poche settimane l'anno, prima che le serre lo rendessero disponibile tutto l'anno e cambiassero la fragola per sempre.
le noci come alimento invernale, quando il tavolo della cucina era il luogo in cui si sgusciavano i frutti del noce per mesi, e la noce era molto più di uno spuntino.